ARRABBIARSI CON I PROPRI FIGLI? UN SEGNALE DA NON SOTTOVALUTARE

Forse uno dei compiti più complessi è crescere i propri figli, è un compito che non ha mai fine, quando si diventa genitori, lo si è per sempre anche a sessant’anni, ottanta, cento, sempre. A rendere complessa questa realtà è il fattore dell’  imprevedibilità della vita familiare,  le aspettative che si hanno, le responsabilità che aumentano in modo esponenziale tutti questi aspetti possono suscitare sentimenti dei più vari, tra questi c’è spazio anche per la rabbia sia nei genitori che nei bambini. Tali condizioni sono alla portata di tutti anche se siete genitori splendidi ed impeccabili, non si possono eliminare le situazioni  spiacevoli, difficili, che si verificano nella vita di tutte le famiglie, sono quelle sfide quotidiane con cui inevitabilmente ci si confronta. Al contempo non va dimenticato che oltre a tutte le diverse situazioni della vita di un genitore vi sono anche numerosi altri impegni che assorbono energie, tempo aumentando il carico di responsabilità e favorendo lo stress e le situazioni di irascibilità che possono facilmente ripercuotersi nei confronti dei propri figli.

Ma come è possibile arrabbiarsi con i propri figli? Perché?

In fondo i bambini sono considerati piccoli e innocenti, adorabili e ingenui  come dare torto?

Eppure le stesse amabili creature possono tiare fuori nell’adulto emozioni come la rabbia lasciando il genitore confuso e spaventato, dunque oltre la rabbia si provano anche vergogna, disagio per le proprie reazioni. (Pantley 2015). Nonostante ciò, la rabbia è un’emozione che ci appartiene e che si può provare anche verso i propri figli. E’ un’emozione frequente e normale, che però può impedire di svolgere al meglio il compito del genitore, di compiere le scelte giuste e non aiuta ad insegnare ai propri figli ciò che si vorrebbe trasmettere.  Di fatto la rabbia influenza il nostro modo di pensare, di comportarci, di vivere in quanto genera tensione e insoddisfazione in noi e in chi ci sta accanto. Quando tale emozione diviene intensa ed ingestibile può evolvere in un modello comportamentale che può essere pericoloso per la salute e lo sviluppo psico-fisico.

Torniamo al quesito di prima, ma perché i genitori si arrabbiano con i propri figli?

Quando i vostri figli vi fanno arrabbiare, in realtà non è il comportamento in quanto tale ma è l’interpretazione che si dà a quel comportamento manchevole, disobbediente, e ciò  provoca la rabbia. Il primo passo sta nell’accettare la propria responsabilità, in quanto un bambino che si “comporta male” non sta facendo un dispetto al proprio genitore, ma con tutta probabilità  vede il proprio genitore  come ostacolo rispetto alla realizzazione del suo scopo,  dunque non vuole sentirsi brontolare, non vuole essere punito, semplicemente vuole ottenere ciò che desidera nel momento stesso in cui lo desidera.  Semplicemente perché è un bambino!

Di fatto però ci sono molteplici variabili che intervengono nell’attivare uno stato di tensione e poi di rabbia, che fanno parte della vita quotidiana di ognuno di noi e ella propria famiglia. Solo per citarne alcune  sono quelle condizioni  di frustrazione, confusione, delusione in cui ci si può trovare come ad esempio in una condizione rutinaria in cui il bambino/a si rifiuta di fare ciò che il genitore gli chiede e ci si può sentire delusi dal proprio figlio, ma anche da se stessi come genitore sperimentando quel senso di fallimento e frustrazione del proprio ruolo genitoriale non adeguato alla situazione. Ciò viene poi alimentato dal fatto che spesso si tende a  guardare la realtà attraverso il filtro delle nostre emozioni, andando a creare un accumulo di emozioni negative difficile da gestire(Pantley 2015). Altra variabile importante sono le aspettative che un genitore può avere nei confronti i e stesso e di suo figlio, con il rischio che possano essere  troppo alte. Per fare un esempio può capitare che i genitori comincino a dipingere l’immagine della propria futura famiglia già prima che il loro bambino sia nato e spesso il confronto con la realtà può portare ad una disillusione rispetto a ciò che si erano immaginati.  Altra aspettativa riguarda i comportamenti del proprio figlio relativi alla sua disciplina, rispetto a quella  convinzione molto comune del tipo “ mio figlio sarà diverso, non farà mai i capricci come altri bambini”, questo  è un pensiero molto comune,  ecco che poi si rimane sconcertati e delusi quando il proprio figlio si comporta proprio come il genitore non avrebbe  mai voluto immaginare (Pantley 2015).  Dunque è molto complessa la relazione che si struttura tra realtà e aspettative, molto difficile da gestire in una altrettanta complessità emozionale. Una variabile che assume valore, e conclude questa riflessione, sono  le aspettative che un genitore si pone nei confronti di se stesso in quanto tale, in particolare nell’osservare gli altri genitori o i propri genitori d’origine ci si possono porre obiettivi ambiziosi senza neanche rendersene conto. Convinti di una genitorialità “perfetta”, eppure il genitore perfetto non esiste, come non esiste il figlio perfetto. Queste discrepanze tra la realtà e le proprie aspettative può generare un seno di fallimento e frustrazione che poi genera rabbia. Dunque bisogna imparare ad acquisire un maggior controllo sul proprio stato emotivo, comprendere da dove nasce la rabbia ed imparare a gestirla rispetto all’intensità, frequenza facendo spazio ad una genitorialità costruttiva ad una comunicazione amorevole ad un modello buono da imitare per i propri figli.

Dott.ssa Valentina Valletta

Autore dell'articolo: dott.ssa Valentina Valletta

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