LE EMOZIONI

Quanto influisce il modo di porsi dell’adulto di fronte alle sue emozioni e a quelle del proprio bambino/a?               

 Quando ci si trova a dover gestire situazioni ad impatto emotivo nel complesso compito dell’adulto genitore o educatore, spesso ciò che può fare la differenze e al contempo risulta difficile da attuare è la capacità di ascolto.  Saper  ascoltare, riuscire a percepire lo stato emotivo del bambino,  riconoscergli quello stato, aiutarlo e guidarlo a fare chiarezza rispetto alle sue emozioni è  delicato quanto fondamentale.

Delicato e faticoso in quanto l’adulto deve essere capace non solo di ascoltare il piccolo, ma anche se stesso e gestire anche le sue emozioni. L’adulto non dovrebbe mai sottovalutare il suo enorme valore rispetto a come il suo modo di agire, leggere il mondo e restituirlo al bambino ne influenzi inevitabilmente il modo in cui i più piccoli organizzeranno e struttureranno un proprio modo di relazionarsi e leggere il mondo.

In ambito psicologico, sin dai tempi più remoti ci sono diversi studi che hanno sottolineano proprio  l’importante ruolo che  hanno i processi imitativi, come sostenuto ad esempio da Dollar e Miller, i quali ritenevano che una delle più potenti forze della socializzazione fosse proprio l’imitazione  o ancora Bandura secondo cui la maggior parte dell’apprendimento avviene attraverso l’osservazione e l’insegnamento.

Quando parliamo di emozioni, facciamo riferimento al fatto che siamo dotati non solo di una intelligenza cognitiva, ma anche di una emotiva. Di fatto quando nasciamo ognuno di noi possiede già le proprie emozioni, solo che non siamo ancora capaci di gestirle e riconoscerle. I bambini vivono le loro emozioni senza un adeguato filtro, è l’adulto che ne restituisce un senso è dunque attraverso le sue risposte che il piccolo apprende come funziona il mondo delle emozioni, che si fa un’idea di come funziona anche lui in base a ciò che esperisce.


Una mamma, un papà che interagiscono con il loro bambino/a, le parole che utilizzeranno, il modo in cui si relazioneranno a lui, i gesti, il tono che useranno per approcciarsi a lui e al mondo esterno si iscriveranno e si struttureranno nel mondo interno del bambino, nella sua memoria, nella sue risposte emotive, nel significato che lui attribuirà agli eventi. E’ così che il bambino/a svilupperà la sua competenza emotiva e anche sociale, relazionale. Un adulto che risponderà in modo adeguato alle richieste del piccolo, che si mostrerà capace di tollerare emozioni forti come rabbia, paura, frustrazione, ansia, che riuscirà a rassicurare attraverso i gesti e le parole avrà ottemperato a uno dei suoi compiti più complessi, quello di educare alla vita e al rispetto di sé e l’altro. È un grosso onere in quanto implica saper mediare con se stessi, ma è ciò di cui il bambino/a ha bisogno.

Autore dell'articolo: dott.ssa Valentina Valletta

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