DSA E AUTOSTIMA

“Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” Albert Einstein .

Con questa frase Einstein intendeva che ognuno di noi ha un potenziale differente che va coltivato, a tal proposito è di fondamentale importanza tener conto dei diversi stili di apprendimento di ogni ragazzo.

Nel lavoro con i bambini con DSA è molto frequente trovarsi di fronte a piccoli che hanno una bassa autostima di sé… “Qualunque cosa io faccia, qualunque sforzo sarò sempre un cattivo lettore, sarò sempre un incapace in matematica ” e poi molto frequentemente tali considerazioni si trasformano in “…sarò incapace anche in altri ambiti della mia vita”. 

Ecco pensieri così denigranti e negativi di sé, si iscrivono pian piano nel bambino che sperimenta una difficoltà in una delle aree, o più di una, dell’apprendimento. Tali difficoltà non solo rispetto agli apprendimenti, ma ne risente la sua autostima in generale va ad interferire significativamente nella sua vita quotidiana.

Ecco che uno degli obiettivi di lavoro nell’intervento è di partire dal presupposto che non esiste un bambino/a perfetto, come non ce ne sono di adulti perfetti. Al contempo è importante impostare un percorso che vada a potenziare gli apprendimenti nelle strategie, negli strumenti, nel metodo di studio e contestualmente potenziare l’autostima e il senso di autoefficacia.

 Fortunatamente negli ultimi anni si è data sempre più attenzione a riconoscere le difficoltà degli alunni nei contesti scolastici. La ricerca psicologica sui disturbi specifici dell’apprendimento ha una storia recente, in particolare è con gli studi degli psicologi dell’educazione che hanno introdotto le learning disabilites andando ad evidenziare che esistono profili specifici e ricorrenti di bambini che manifestano difficoltà nell’ambito dell’apprendimento scolastico (Hammil, 1990;Cornoldi, 1991;Tressoldi, 1991;Adelmann,1992).

Ma di fatto cosa sono i dsa?

Un disturbo specifico dell’apprendimento è un deficit di funzionamento del sistema nervoso centrale, biologicamente determinato, che si manifesta con una difficoltà significativa e persistente nell’automatizzazione di competenze di base specifiche per l’area coinvolta (lettura, scrittura, calcolo) che comporta spesso errori altamente caratteristici. Spesso è riconoscibile una familiarità.

È importante sapere che questo tipo di difficoltà non comporta quadri clinici di deficit intellettivi, anzi le caratteristiche tipiche di un bambino con dsa sono principalmente di un bambino sano, che però fatica in un’area scolastica, con compromissioni dello stato emotivo. Nell’attività che svolgo con i bambini uno degli obiettivi di lavoro è sicuramente  quella di andare a fortificare le autonomie degli apprendimenti attraverso interventi di tipo psicoeducativo. L’approccio privilegiato di intervento è di tipo “metacognitivo”per rendere lo studente consapevole del funzionamento dei suoi processi cognitivi e dei suoi comportamenti di studio.

Gli scopi del tutoring didattico dovrebbero essere orientati all’ottimizzazione dei processi di apprendimento dello studente, al facilitare l’autonomia nello studio, l’organizzazione e la pianificazione. Spesso mi ritrovo con genitori spaesati e in difficoltà su come poter aiutare i loro figli, anche con loro è bene pianificare obiettivi di lavoro che possano adottare quando sono con i loro figli. È utile prevedere delle  attività specifiche di potenziamento delle abilità coinvolte nello studio, rispetto alle attività volte alla guida dello svolgimento dei compiti esse si dovrebbero concentrare,  in particolare, sulla ricerca di strategie adeguate e sul potenziamento delle risorse a disposizione dello studente.

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Autore dell'articolo: dott.ssa Valentina Valletta

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